Dicono di me

Camillo Balossini, l'immagine nella mente

Ho conosciuto Camillo attraverso l' "amicizia" che si acquista con troppa facilità su Facebook.
Dico questo perchè spero di conoscerlo presto di persona, come collega fotografo insieme a mia moglie Simonetta, con cui condivido ormai un lavoro che dopo trent'anni mi ha dato molte soddisfazioni.

Simonetta ed io condividiamo non solo il cuore, ma il comune lavoro e interesse per la quinta arte, la fotografia, entrambi amanti dell'estetica non solo grafica ed esteriore, ma interiore.
Quell'estetica che permette ad un buon fotografo di trasmettere non soltanto una buona immagine, curata e ineccepibile tecnicamente, ma quello che il fotografo stesso "sente" nel momento dello scatto.

Abbiamo visionato più e più volte le bellissime immagini di Camillo, scattate tra storia e realtà, finzione e guerra, passione e coinvolgimento; quel mondo dei re-enactors che mi ha sempre affascinato.
Ho partecipato anch'io come suonatore di cornamusa scozzese a molti eventi di quel tipo. E lo farò anche nei prossimi tempi incontrando di persona Camillo. Un'attesa cercata e sperata.
Perchè quando si incontra un collega fotografo che SA fare il suo mestiere è per me e per Simonetta un vero momento di gioia e di apprendimento. Significa condividere appieno l'amore per l'immagine fotografica. Significa crescere.

Il fatto che Camillo sia un fotografo a pieno titolo è dimostrato non dalle parole ma dai fatti e dalle sue immagini. Secche, decise, "militari", nate nella sua mente prima ancora del fatidico "click".
Immagini che possono ricordare tranquillamente certi dipinti inglesi dell'800. Pensate e fissate nel volgere di un ducentocinquantesimo di secondo, ma vive e toccanti; quasi "balzano fuori" dalla cornice digitale in cui sono ingiustamente rinchiuse, come tratti di penna veloci e graffiati che "escono" dalla Storia.
Mai un taglio particolare, ma la perfetta inquadratura 3:4 della fotocamera, a dimostrazione che Camillo sa il fatto suo, non deve ricorrere alla post-produzione per migliorare. Le sue sono immagini già scritte nella sua mente, pefettamente inquadrate, docili allo sguardo dell'osservatore attento.

Immagini di soldati dai volti duri, impolverati dal campo di battaglia, divise sgargianti in mezzo al fumo acre e al clangore della guerra. Momenti di riposo dopo il combattimento, vivandiere pletoriche e pipe di terracotta. Sudore e fatica. Tra di essi l'inconfodibile figura del Bonaparte, meticolosamente iconografica, quasi clone dell'Imperatore, sul suo destriero bianco, l'onnipresente pastrano grigio volutamente in contrasto con le rutilanti divise dei suoi marescialli, quasi a sottolineare che il potere e l'ascendente non derivano dall'ostentazione ma dalla fatica e della "mente che lavora pensando al regno".

Tutto questo traspare in modo imponente, quasi tattile dalle foto di Camillo, che non fatico a definire un vero artista della fotografia.

Bravissimo Camillo!

Pietro e Simonetta
Giugno 2010

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