IL PARADOSSO DEL FOTOGIORNALISTA STORICO
Gli approcci con la Storia possono avvenire in due forme: quella scientifica della ricerca e quella emotiva della rievocazione.
Trattandosi di Fotografia, la prima forma comporta lo studio delle fonti storico-letterarie, la ricerca di reperti inediti e l’acquisizione dell’iconografia d’epoca, la seconda comporta il calarsi nell’atmosfera romantica ed eroica di un determinato evento storico o di un fatto d’arme che la coscienza popolare ama perpetuare nella memoria attraverso le dinamiche performances dei rievocatori o ree-nactors (termine inglese) che danno vita a periodiche manifestazioni evocative di battaglie memorabili.
Mentre il ricercatore si deve affidare sovente all’alea della fortuna, il rievocatore anima e rende vitali le atmosfere di un tempo remoto avvalendosi dello strumento teatrale e registrandone le suggestioni per mezzo della fotografia; entrambi possono fregiarsi del nobilitante titolo di Storico.
Il fotografo Camillo Balossini riassume in sé entrambe le qualità del ricercatore e del fotogiornalista specializzato.
Da un lato, studia ed approfondisce la conoscenza della storiografia di guerra studiando testi, saggi critici e presenziando a conferenze, dall’altro tiene d’occhio il fitto calendario delle rievocazioni animate, programmate in ambito nazionale ed internazionale, e le “rincorre” per documentarle, con sapiente spirito giornalistico, selezionando quelle scene e quelle inquadrature che trascendono il semplice gusto della rappresentazione teatrale per cogliere la mimesi storica spoglia d’ogni elemento che denoterebbe i caratteri di quella che oggi chiamiamo “fiction”.
In definitiva il paradosso della fotografia di Balossini sta proprio nel fatto che, nell’epoca storica di quegli eventi, “lui c’era” e faceva, ante litteram, il mestiere del fotogiornalista.
Giorgio Rigon
Bressanone, ottobre 2009